L’intervista. Uno scatto con Luca Faranfa

Abbiamo incontrato Luca Faranfa, fotografo di Foligno con una visione fuori dal tempo delle scene che si incontrano tutti i giorni per strada, capace di rivelare momenti e inquadrature tutt’altro che comuni, dove i disegni di luci e ombre spesso diventano più interessanti della scena stessa. Appassionato di street photography e fotografia di viaggio, ha ricevuto parecchi apprezzamenti in Italia e all’estero, ci mette a disposizione la sua esperienza di fotografo “di situazioni”.

Luca, da quanto tempo ti dedichi alla fotografia? Quando ed in che occasione hai cominciato?

Era il 2002, allora viaggiavo e facevo foto con una strumentazione di bassa qualità. Un giorno, durante un viaggio in Marocco, mostrai ai miei compagni di viaggio i miei scatti. Uno di loro mi chiese se avessi davvero fatto quelle foto, con loro, durante quel viaggio: non riusciva a credere di aver guardato quegli stessi luoghi fotografati da me e di non aver visto quello che c’era nelle mie foto! In quel momento ho capito che forse il mio punto di vista era diverso e che le mie foto dovevano raccontare qualcosa di più a ciò che era visibile a tutti…Così ho continuato a sperimentare, cosa che credo non smetterò mai di fare, perché è una curiosità che nasce dentro di me.

Raccontaci la storia di una tua foto

Vi racconto un episodio simpatico. Un po’ di tempo fa sono partito per Londra. Ero su un pullman, di quelli a due piani, e c’era un traffico pazzesco. Ho puntato la fotocamera su un uomo che stava fumando per strada: mi sembrava un tipo interessante. Il suo sguardo ha incrociato l’obiettivo ed, essendosi accorto che stavo per scattare, ha fatto fuoriuscire una grossa nuvola di fumo. Poi ha sorriso. Ho sentito la complicità di quello sconosciuto, ho fermato un attimo di complicità e l’ho reso eterno. Tutt’ora quando guardo quella foto, sorrido.
Penso che nella street photography sia importante interagire con i soggetti ripresi e che non sempre il fotografo debba essere un “fantasma”.

I tuoi lavori lasciano incollati alla visione della scena, quasi ci fosse un fermo immagine per lo scorrere del tempo; come hai affinato questa particolarità di vedere il mondo?

Il tempo non conta nella fotografia e io mi sento così quando scatto. Potrei passare delle ore dietro la macchina senza accorgermene. Credo che proprio la mia mancanza di percezione del tempo, si rifletta inevitabilmente sulla resa dei miei scatti. Tutto avviene in modo naturale, senza alcun tipo di forzatura.

Ci sono autori che preferisci o che segui in modo particolare?

Sicuramente non posso non pensare a fotografi della portata di Bresson, Salgado, Smith, Martin Parr e molti altri loro colleghi che hanno fatto la storia. Credo però che sia fondamentale scoprire anche fotografi contemporanei e meno noti, seguendo mostre, partecipando a conferenze, guardando film, leggere riviste o libri.

Hai qualche titolo da consigliare?

Un libro: “Il pittore di battaglie”, la storia di un ex fotoreporter di guerra. È una storia che mi ha appassionato, di una potenza straordinaria, fa capire quanta forza può avere una foto e cosa può nascondersi dietro uno scatto.

cavalcata

Ti ritieni un fotografo street? Cosa ti spinge a fotografare una scena?

Non credo di essere solo un fotografo street ma certamente ho un buon “rapporto con la strada”, mi piace trasformare il reale in surreale lasciando ad ogni osservatore la propria lettura. Credo venga da dentro, dall’interiorizzazione del momento, dalla decontestualizzazione delle mie emozioni. Spesso dopo aver scattato una buona foto, cerco di tornare indietro con la mente all’istante in cui ho scattato. La sensazione che emerge è sempre la stessa: un momento di assoluto isolamento dal contesto, una sintonia totale con il soggetto, un attimo di “assoluto”, sospeso nel tempo e nient’altro intorno.

Quanto è importante la presenza umana nelle fotografie di questo genere?

La presenza umana è, come tutto, un particolare che può valorizzare o distogliere l’attenzione. Ogni elemento ha un suo ruolo nella composizione, nel bene e nel male.

Qual è il tuo rapporto con la post-produzione e l’editing digitale?

Non sono molto esperto di editing e post produzione, è una mia lacuna. Spesso per l’editing ricorro ad amici con la mia stessa passione.

Perché, a tuo parere, nella street photography prevale il bianconero quando oggi il colore è cosi facile da gestire?

Ultimamente ho visto che c’è un gran ritorno al colore, secondo me non è poi cosi facile gestire. Credo però che il bianconero sia una tecnica imprescindibile per un certo tipo di “messaggio”, anche se deve essere fatto a regola d’arte, altrimenti meglio il colore.

Consiglieresti un corso sulla conversione in bianco e nero per esplorare nuovi modi di rendere la scena?

Migliorarsi sempre! È importantissimo approfondire tecniche fotografiche, c’è sempre da imparare e sempre nuove tecniche da provare, l’importante è affidarsi a professionisti.

Tre consigli da dare a chi vuole migliorare le proprie foto street.

Per migliorare le proprie foto street ci sono 3 ingredienti fondamentali:

  1. Pazienza, tanta pazienza: uno scatto è il risultato di qualcosa che si ricerca dall’interno del proprio essere e viene riprodotta in uno spazio, non è una cosa immediata, tutt’altro!
  2. Naturalezza: mai utilizzare un linguaggio espressivo che non ci appartiene, sarebbe scomodo e certamente poco interessante. La propria interpretazione è sempre la migliore, proprio perché è solo tua.
  3. Sfacciataggine: mai temere di muoversi in un luogo sconosciuto, chiacchierare sempre con le persone del posto che potrebbero dare suggerimenti interessati e utili, cercare di sfoderare la macchina anche nei momenti che il bon-ton definirebbe “poco opportuni” perché è proprio l’inappropriato che rende uno scatto unico!

Una cosa da non fare mai?

Rigiro la domanda. Cosa bisogna fare sempre: ESSERE SE STESSI.

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